
Sette carrelli su dieci non diventano un ordine. Con i dati di Baymard, Google e Littledata la guida mostra quali interventi funzionano su checkout, metodi di pagamento e velocità per i negozi online in Italia, e come attuarli in Shopware 6.
Ottimizzare le conversioni significa trasformare in acquirenti una quota maggiore dei visitatori che il Suo negozio online ha già. Le leve si trovano quasi sempre negli stessi punti: costi di spedizione, checkout, metodi di pagamento, velocità di caricamento e fiducia.
Circa il 70 % dei carrelli viene abbandonato. Il Baymard Institute calcola, sulla base di 50 studi, un tasso medio di abbandono del 70,22 %. I motivi evitabili più frequenti: costi aggiuntivi troppo alti (40 %), consegna troppo lenta (20 %) e obbligo di creare un account (18 %).
I primi punti percentuali costano poco. Ordine come ospite, costi di spedizione visibili, meno campi nei moduli e i metodi di pagamento giusti sono impostazioni di Shopware 6, non progetti di sviluppo. I test A/B convengono solo dopo, e solo a partire da alcune centinaia di ordini al mese.
Prima di fondare solution25 abbiamo gestito noi stessi un negozio online, portandolo a oltre 500 ordini al giorno. Gran parte di questa crescita non è arrivata da un budget pubblicitario più alto, ma da un checkout che, passo dopo passo, perdeva sempre meno clienti. Dal 2017 ritroviamo gli stessi schemi nei progetti Shopware, anche per i merchant italiani che seguiamo.
Poiché ogni miglioramento agisce su tutto il traffico esistente, l’ottimizzazione delle conversioni è di solito la strada più economica verso un fatturato maggiore. Questo articolo si rivolge a titolari di e-commerce e responsabili digitali in Italia che vogliono ottenere più ordini dai visitatori che già hanno, con indicazioni pratiche per Shopware 6.
Al termine della lettura saprà individuare con i numeri i punti deboli del Suo negozio, ordinare gli interventi per impegno ed effetto e valutare se per il Suo shop i test A/B convengono già.
La base sono benchmark liberamente accessibili, le impostazioni di Shopware 6 e la nostra esperienza di progetto. Tutti i prezzi aggiornati a ottobre 2026, IVA esclusa.
Una conversione è l’azione che desidera da un visitatore: in un negozio online, l’ordine. L’ottimizzazione delle conversioni (in inglese Conversion Rate Optimization, in breve CRO) è il lavoro sistematico per far sì che una quota maggiore di visitatori completi questa azione. Non interviene sul traffico, ma sul negozio stesso: ogni punto percentuale guadagnato agisce su tutti i visitatori che arrivano comunque, da Google, dagli annunci e dalla newsletter.
Il conversion rate è la quota di sessioni che si concludono con un ordine: ordini diviso sessioni, per 100. Un negozio con 20.000 sessioni e 300 ordini al mese ha un conversion rate dell’1,5 %.
Confronti solo dati provenienti dalla stessa fonte: gli strumenti calcolano su sessioni, utenti o visite, e chi rifiuta il tracciamento nel banner dei cookie manca al denominatore, ma ordina comunque.
Un esempio mostra perché il lavoro ripaga: con 20.000 sessioni, un conversion rate dell’1,5 % e uno scontrino medio di 80 €, il negozio fattura 24.000 € al mese. Se il tasso sale al 2,0 %, sono 32.000 €, un terzo di fatturato in più con lo stesso budget pubblicitario.
I benchmark liberamente accessibili sono rari, perché i grandi studi di mercato sono a pagamento. Una fonte aperta è Littledata: su 436 negozi Shopify collegati a Google Analytics 4, tra fine luglio e fine ottobre 2026 la mediana era dell’1,4 %. Valori superiori al 2,7 % rientrano nel miglior quinto, dal 3,7 % nel miglior dieci per cento.
Il valore dipende molto da settore, assortimento e fonte di traffico: nei nostri progetti un negozio di materiali di consumo con clienti abituali supera spesso il 3 %, un rivenditore di mobili resta sotto l’1 %. Il confronto più importante è con il Suo stesso valore di tre mesi prima, separato per dispositivo e canale.
Il dato liberamente accessibile più solido arriva dal Baymard Institute. Da 50 studi risulta un tasso medio di abbandono del carrello del 70,22 % (aggiornato a settembre 2025). Sette carrelli su dieci, quindi, non diventano un ordine.
Una parte non si può evitare: il 42 % degli acquirenti statunitensi intervistati dichiara di aver solo curiosato o confrontato prezzi. Gli altri motivi dipendono dal negozio, ed è proprio lì che interviene l’ottimizzazione delle conversioni.
| Motivo dell’abbandono (Baymard, acquirenti USA) | Quota | Leva nel negozio |
|---|---|---|
| Costi aggiuntivi troppo alti (spedizione, tasse, commissioni) | 40 % | Mostrare presto i costi di spedizione, soglia per la spedizione gratuita |
| Consegna troppo lenta | 20 % | Tempi di consegna sul prodotto e nel carrello, opzione express |
| Nessuna fiducia nell’inserire i dati della carta | 19 % | Fornitori di pagamento noti, marchi di garanzia, contatti ben visibili |
| Obbligo di creare un account | 18 % | Ordine come ospite come impostazione predefinita |
| Checkout troppo lungo o complicato | 17 % | Meno campi, meno passaggi, messaggi di errore chiari |
| Errori o crash del sito | 17 % | Monitoraggio, acquisti di prova dopo ogni aggiornamento |
| Condizioni di reso insoddisfacenti | 13 % | Indicare nel checkout termine e modalità di reso |
| Costo totale non visibile in anticipo | 12 % | Calcolo delle spese di spedizione nel carrello |
| Carta rifiutata | 10 % | Offrire subito un metodo di pagamento alternativo |
| Troppo pochi metodi di pagamento | 9 % | PayPal, carte, wallet, pagamento a rate |
Baymard quantifica anche il potenziale: un grande negozio può ottenere fino al 35 % di conversioni in più solo con un design del checkout migliore. Il dato vale per negozi con carenze rilevanti. L’indagine è statunitense; in Italia, come in Germania, il tema dei metodi di pagamento pesa di più, ne parliamo alla leva 4.

Figura: costi, tempi di consegna e fiducia guidano la classifica; costi di spedizione, tempi di consegna e ordine come ospite si migliorano in Shopware 6 tramite le impostazioni. Fonte: Baymard Institute, baymard.com/lists/cart-abandonment-rate, aggiornato a settembre 2025
Senza misurazione, ottimizzare le conversioni significa andare a tentativi. Prima di cambiare qualcosa, dovrebbe sapere in quale punto la maggior parte dei visitatori abbandona. Il presupposto è un tracciamento che conti ogni ordine esattamente una volta.
Google Analytics 4 offre gli eventi e-commerce necessari: view_item, add_to_cart, begin_checkout, add_payment_info e purchase. Se integrati correttamente in Shopware 6, formano un funnel da cui leggere la percentuale di abbandono per ogni passaggio; l’integrazione con il Consent Mode è descritta nella nostra guida a GA4 in Shopware 6.
Una regola pratica dai nostri progetti: se tra carrello e avvio del checkout perde più della metà dei visitatori, la causa sono quasi sempre i costi o i tempi di spedizione. Se tra avvio del checkout e pagamento ne perde più di un terzo, la causa è il modulo, l’obbligo di registrazione o i metodi di pagamento.
Mobile e desktop si comportano in modo diverso, e una media lo nasconde. Nel suo benchmark attuale sul checkout Baymard classifica come mediocri o peggiori il 63 % dei checkout mobile e il 64 % di quelli desktop.
Con il 40 % i costi aggiuntivi sono il primo motivo evitabile di abbandono; un ulteriore 12 % abbandona perché non ha potuto vedere in anticipo il costo totale. La soluzione non è una guerra di sconti, ma la trasparenza al momento giusto.
Google valuta l’esperienza utente con tre metriche, i Core Web Vitals: Largest Contentful Paint (LCP) sotto 2,5 secondi, Interaction to Next Paint (INP) sotto 200 millisecondi e Cumulative Layout Shift (CLS) sotto 0,1, sempre al 75° percentile delle visualizzazioni reali.
I casi studio documentati su web.dev parlano chiaro: Vodafone ha aumentato le vendite dell’8 % dopo aver migliorato l’LCP del 31 %. Rakuten 24, lavorando sui Core Web Vitals, ha aumentato il conversion rate del 33,13 % e il fatturato per visitatore del 53,37 %. La BBC perdeva il 10 % degli utenti per ogni secondo di caricamento in più.
In Shopware 6 i soliti sospetti sono immagini troppo pesanti, troppe estensioni, una cache HTTP non attiva e un hosting sottodimensionato. Misuri con PageSpeed Insights separatamente per mobile e desktop; gli interventi sono descritti in Performance di Shopware.
Nella prima area visibile la scheda prodotto deve rispondere a quattro domande: che cos’è, quanto costa, quando arriva, come lo ordino. Prezzo, disponibilità, tempi di consegna e pulsante del carrello devono essere visibili senza scorrere, anche su smartphone.
La fiducia nasce dai dettagli: dati aziendali con numero di telefono e partita IVA, un marchio di garanzia riconosciuto come Trusted Shops, i loghi dei fornitori di pagamento, HTTPS senza avvisi, recensioni di clienti reali. Nel checkout le informazioni su protezione acquirenti e reso vanno accanto alla scelta del pagamento, non nel footer.
Nel checkout l’intenzione d’acquisto c’è già. Ogni campo superfluo e ogni clic in più costano ordini che erano quasi conclusi.
Nel 2024 Baymard ha analizzato i checkout di grandi negozi: in media un checkout conta 5,1 passaggi e 11,3 campi, anche se di solito ne bastano 8. L’89 % dei negozi chiede il nome in più di un campo, l’84 % non rimanda la creazione dell’account a dopo l’ordine, il 35 % mostra il campo del buono sconto già aperto.
Il checkout standard di Shopware 6, con due pagine, è snello; la maggior parte delle perdite nasce da impostazioni mai toccate e da estensioni che aggiungono campi e passaggi.
L’obbligo di account è il motivo di abbandono per il 18 % degli utenti. In Shopware 6 lo gestisce in Impostazioni, Cliente, Accesso e registrazione con l’opzione che crea un account cliente per impostazione predefinita. Se è disattivata, i clienti ordinano come ospiti e possono creare un account con una casella di spunta; se è attiva, devono scegliere attivamente l’ordine come ospite.
Per i negozi B2C consigliamo l’ordine come ospite come predefinito e la proposta di account solo dopo l’ordine. L’opzione di double opt-in per gli ordini come ospite dovrebbe restare disattivata, perché inserisce un’e-mail di conferma tra ordine e pagamento. Pro e contro degli ordini come ospite sono descritti in Ordine come ospite in Shopware.
Nella stessa pagina di impostazioni stabilisce quali campi mostra il modulo: appellativo, titolo, numero di telefono, data di nascita e le righe aggiuntive dell’indirizzo 1 e 2. Per un negozio senza verifica dell’età e senza avviso telefonico di consegna si possono disattivare tutti. Attenzione però: in Italia molti corrieri chiedono un numero di telefono per la consegna, quindi verifichi le esigenze del Suo spedizioniere.
A questi si aggiungono il campo commento nella pagina di conclusione dell’ordine (Impostazioni, Generale, Carrello) e la casella per accettare l’informativa privacy (Accesso e registrazione). Se la casella sia necessaria lo chiarisce il Suo consulente legale; per l’esecuzione del contratto il GDPR richiede un’informativa, non un consenso.
Nell’indagine Baymard il 9 % di chi abbandona indica troppo pochi metodi di pagamento, un ulteriore 10 % una carta rifiutata. In Europa il fattore pesa di più, perché le preferenze variano molto da Paese a Paese. Per la Germania, mercato da cui proviene la nostra esperienza principale, lo studio EHI Online-Payment 2026 riporta per il 2025, sulla base dei dati di fatturato di 172 merchant, le seguenti quote (dati tedeschi, non italiani):
| Metodo di pagamento | Quota del fatturato online in Germania 2025 (EHI) | Disponibile in Shopware 6 tramite |
|---|---|---|
| PayPal | 28,7 % | Estensione PayPal di Shopware, Shopware Payments |
| Acquisto su fattura | 26,1 % | Metodo standard „Fattura“ a proprio rischio, PayPal Pay Upon Invoice, Klarna, Shopware Payments |
| Addebito diretto | 14,4 % | Metodo standard, SEPA tramite fornitore di pagamento |
| Carta di credito e di debito | 13,7 % | Shopware Payments, carte via PayPal, fornitori come Stripe, Mollie, Adyen |
| Pagamento a rate | 4,7 % | PayPal a rate, Klarna |
| Pagamento anticipato | 3,5 % | Metodo standard |
| Apple Pay | 1,3 % | Shopware Payments o fornitori con estensione Shopware |
In Italia il quadro è diverso: l’acquisto su fattura è poco diffuso, mentre carte di credito, debito e prepagate, PayPal e bonifico sono i metodi abituali, affiancati da soluzioni locali come Satispay e da formule „compra ora, paga dopo“ come Scalapay. Per i merchant italiani consigliamo quindi: carte, PayPal, Apple Pay e Google Pay per chi acquista da mobile, Satispay o Scalapay in base al target e il bonifico come rete di sicurezza. Più di sei opzioni confondono, meno di quattro costano ordini.
Shopware Payments riunisce Visa, Mastercard, PayPal, Google Pay, Apple Pay, Klarna e PayPal Pay Upon Invoice in un’unica integrazione, secondo il fornitore attualmente per merchant in Germania e Austria, con addebito per transazione riuscita senza costi di licenza aggiuntivi. Per un negozio in Italia la soluzione passa di solito per l’estensione PayPal o per fornitori come Stripe, Mollie o Adyen. Le commissioni sono riportate nella pagina prezzi di Shopware Payments, l’inquadramento nel budget complessivo nell’articolo sui costi di Shopware.
In Impostazioni, Commercio, Metodi di pagamento stabilisce con la „Posizione“ l’ordine nel checkout; il metodo più usato va in alto. Con la regola di disponibilità del Rule Builder può, per esempio, nascondere un metodo oltre un certo valore d’ordine invece di eliminarlo del tutto. Nel negozio un metodo di pagamento compare solo se è assegnato al canale di vendita.
L’estensione PayPal include inoltre il pulsante Express: con le opzioni „Direct to PayPal“ compare su scheda prodotto, carrello, carrello offcanvas, pagine di listing e pagina di accesso, e i clienti saltano l’inserimento dell’indirizzo. La configurazione è descritta in Integrare PayPal in Shopware 6.
Anche il miglior checkout perde clienti che vengono interrotti, confrontano offerte o aspettano lo stipendio. Le e-mail di recupero carrello ne riportano indietro una parte, se sono impostate in modo corretto dal punto di vista legale.
Klaviyo, dall’analisi di oltre 110.000 account cliente, indica un tasso di clic medio del 6 % (miglior dieci per cento: 11,3 %) e un fatturato per destinatario di 6,77 dollari USA. Nei nostri progetti si è affermata una serie in tre fasi: promemoria dopo due-quattro ore, secondo messaggio dopo 24 ore, ultimo dopo 48 ore. Lo sconto arriva solo nell’ultima fase, altrimenti i clienti imparano che abbandonare conviene.
Un’e-mail di recupero carrello è comunicazione commerciale per posta elettronica. In Italia l’art. 130 del Codice privacy (D.Lgs. 196/2003), insieme al GDPR, richiede il consenso preventivo del destinatario; l’indirizzo e-mail inserito nel checkout da solo non basta. Senza consenso resta solo l’eccezione del cosiddetto soft spam (art. 130, comma 4): indirizzo ottenuto con una vendita precedente, promozione di prodotti propri analoghi, nessuna opposizione, informativa sul diritto di opporsi al momento della raccolta e in ogni e-mail. Una regola analoga vale in Germania con il § 7 UWG.
In pratica: le e-mail a ospiti che non hanno mai acquistato sono escluse senza consenso. Raccolga il consenso con la newsletter o alla creazione dell’account con una casella dedicata. Indicazioni ufficiali pubblica il Garante per la protezione dei dati personali; un inquadramento della situazione tedesca con sentenze aggiornate si trova su eRecht24. I dettagli vanno chiariti con il Suo consulente legale.
Il Flow Builder di Shopware 6 non ha un trigger per i carrelli abbandonati, e le azioni ritardate esistono solo nel piano Beyond. Le e-mail di recupero carrello passano quindi per uno strumento di e-mail marketing collegato a Shopware o per un’estensione dello Shopware Store. Klaviyo, per esempio, avvia il flusso con l’evento „Started Checkout“ trasmesso da Shopware ed esclude i destinatari che nel frattempo hanno ordinato; CleverReach, Mailchimp e Brevo offrono automazioni simili.
Per negozi con clienti registrati, per esempio nel B2B, si può fare anche senza e-mail di massa: il nostro Abandoned Cart Saver elenca nell’amministrazione i carrelli abbandonati dei clienti registrati, il team commerciale telefona e crea l’ordine con un clic.
La tabella seguente ordina gli interventi per impegno ed effetto. Gli effetti indicati sono valori di esperienza dai nostri progetti Shopware, non risultati garantiti; quanto incide una leva dipende dalla situazione di partenza.
| Intervento | Implementazione in Shopware 6 | Impegno | Effetto atteso (valore di esperienza) |
|---|---|---|---|
| Ordine come ospite predefinito | Disattivare la creazione predefinita dell’account cliente | 15 minuti | Alto, soprattutto con nuovi clienti e da mobile |
| Costi e tempi di spedizione nel carrello | Opzioni in Impostazioni, Generale, Carrello | 30 minuti | Alto, meno abbandoni prima del checkout |
| Ridurre i campi del modulo | Disattivare appellativo, titolo, data di nascita, righe aggiuntive dell’indirizzo; telefono secondo il corriere | 15 minuti | Medio, evidente da mobile |
| PayPal Express su scheda prodotto e carrello | Estensione PayPal, opzioni „Direct to PayPal“ | 1 ora | Medio, alto da mobile |
| Metodi di pagamento locali | Carte, Satispay o Scalapay tramite fornitore con estensione Shopware | 1-2 giorni inclusa attivazione | Alto con nuovi clienti e valori d’ordine più alti |
| Soglia per la spedizione gratuita con avviso | Matrice prezzi per valore del carrello più avviso nel tema | 0,5-2 giorni | Medio sulla conversione, alto sul valore dell’ordine |
| Spostare il campo buono dietro un link | Modifica del tema | 0,5 giorni | Da basso a medio |
| Immagini, cache HTTP, audit dei plugin | Vedi Performance di Shopware | 2-5 giorni | Da medio ad alto, secondo il valore di partenza |
| Cross-selling sulla scheda prodotto | Scheda Cross-selling, gruppo dinamico di prodotti | 0,5-1 giorno | Valore dell’ordine dal 5 al 15 % in più |
| Serie di recupero carrello | Strumento di e-mail marketing collegato a Shopware | 1-3 giorni | Medio, solo con consenso |
La nostra valutazione: consigliamo di attuare le prime cinque righe della tabella prima di qualsiasi test A/B. Si completano in poco tempo e, nella maggior parte dei negozi, rendono più di qualsiasi programma di test successivo, perché affrontano direttamente i motivi di abbandono evitabili più frequenti.
I test A/B appartengono alla seconda fase, quando le carenze evidenti sono state eliminate e si tratta di varianti che non si possono ricavare dai dati: struttura della scheda prodotto, testo del pulsante, posizione degli elementi di fiducia.
Un test ha bisogno di traffico, e di più di quanto la maggior parte dei merchant si aspetti. Per dimostrare in modo statisticamente solido un miglioramento del conversion rate dal 2,0 al 2,2 %, secondo la consueta formula del campione servono circa 80.000 visitatori per variante (potenza dell’80 %, probabilità di errore del 5 %). Un negozio con 30.000 sessioni al mese avrebbe bisogno di oltre cinque mesi per questo solo test.
La nostra regola pratica: sotto i 500 ordini al mese i test A/B sono tempo perso; attui le misure ben documentate e misuri prima e dopo. Da alcune migliaia di ordini al mese i test diventano un programma continuativo.
L’ordine giusto dipende dalle dimensioni del negozio e dallo stato del checkout. Tre situazioni tipiche dai nostri progetti:
I limiti: l’ottimizzazione delle conversioni ricava di più dal traffico esistente, ma non sostituisce un assortimento adeguato né prezzi e tempi di consegna competitivi.
Per il marchio cosmetico Banana Beauty i conversion rate erano sotto il potenziale e molti utenti lasciavano il negozio Shopware prima dell’acquisto. Abbiamo rivisto navigazione, schede prodotto e checkout, ridotto i tempi di caricamento del 40 % e verificato con test A/B nuove CTA, varianti di layout e prodotti in evidenza. Dashboard con indicatori su velocità, conversion rate e coinvolgimento hanno accompagnato il periodo dopo il go-live.
Secondo il caso studio le conversioni sono aumentate del 28 %, soprattutto grazie a una migliore guida dell’utente e a processi di checkout ottimizzati. Per il Suo negozio significa: prima velocità e checkout, poi i test, e ogni modifica accompagnata da indicatori.
Le impostazioni di questo articolo può applicarle ogni titolare di negozio. Il supporto di un’agenzia conviene dove bisogna interpretare dati, adattare temi o impostare test. Come orientamento dai nostri progetti: quick win incluse modifiche al tema da uno a tre giorni di agenzia, un audit delle conversioni con analisi del funnel, verifica del checkout e lista di priorità da 1.500 a 5.000 € IVA esclusa, un programma di test continuativo da 1.500 a 5.000 € al mese IVA esclusa, più la licenza dello strumento.
Che cosa offriamo ai merchant in Italia è descritto in Servizi CRO per Shopware e Shopify.
L’ottimizzazione delle conversioni è il miglioramento sistematico di un negozio affinché una quota maggiore di visitatori acquisti; per conversione si intende la trasformazione di un visitatore in acquirente. A differenza di SEO o pubblicità non punta su più traffico, ma su un rendimento migliore di quello esistente.
Divida il numero degli ordini per il numero delle sessioni nello stesso periodo e moltiplichi per 100: 300 ordini su 20.000 sessioni danno l’1,5 %. Analizzi separatamente per dispositivo e canale, perché la media nasconde i problemi.
Secondo Littledata, nell’autunno 2026 la mediana su 436 negozi Shopify era dell’1,4 %, il miglior quinto sopra il 2,7 %, il miglior dieci per cento dal 3,7 %. Nei nostri progetti i negozi B2C si collocano per lo più tra l’1 e il 3 %, a seconda di settore e valore dell’ordine. Dati specifici per il mercato italiano non sono disponibili in questa fonte.
In quest’ordine: mostrare presto costi e tempi di spedizione, ordine come ospite predefinito, meno campi nei moduli, offrire carte, PayPal e i metodi di pagamento locali, portare la velocità sotto le soglie dei Core Web Vitals e posizionare elementi di fiducia nel checkout. Solo dopo convengono e-mail di recupero carrello e test A/B.
Solo con il consenso preventivo del destinatario (art. 130 del Codice privacy e GDPR) oppure nei limiti ristretti del soft spam per i clienti esistenti (art. 130, comma 4); l’indirizzo e-mail inserito nel checkout da solo non basta. Raccolga il consenso con double opt-in e faccia verificare l’implementazione da un consulente legale.
Almeno due settimane piene e comunque finché non si raggiunge il campione necessario. Per dimostrare un miglioramento dal 2,0 al 2,2 % servono circa 80.000 visitatori per variante.
Vuole sapere in quale punto il Suo negozio perde clienti, prima di investire budget? La nostra analisi gratuita del negozio esamina homepage, categoria, scheda prodotto e checkout su desktop e smartphone, misura velocità e Core Web Vitals e consegna entro due giorni lavorativi un elenco di errori con priorità in PDF. Non servono accessi al Suo negozio.
Se desidera far attuare gli interventi di questo articolo, dalle impostazioni al programma di test: ci scriva. Seguiamo merchant in Italia e Le diciamo in anticipo quali leve convengono per le dimensioni del Suo negozio.
Maggiori informazioni sul nostro metodo di lavoro, le certificazioni e le sedi sono nella pagina Agenzia Shopware solution25.

Besar Bilalli è cofondatore e co-CEO di solution25, l’agenzia Shopware con sede a Brema. Prima di fondare l’agenzia nel 2017 ha costruito, insieme a Besnik Bilalli, un negozio online senza capitale iniziale, portandolo a oltre 500 ordini al giorno. Da allora accompagna merchant in progetti Shopware, dalla scelta del sistema alla gestione continuativa, anche in Italia. Risponde volentieri di persona alle domande sull’articolo: contattaci.
Responsabile dei contenuti e dell’aggiornamento: Besar Bilalli. Aggiornato a: ottobre 2026. Prossima revisione dei contenuti: gennaio 2027.